Questo blog è gestito da un fedele laico che stima la vita contemplativa delle claustrali.

Visualizzazioni totali

venerdì 31 maggio 2019

Peccato grave

Tempo fa una lettrice del blog vocazionale mi ha chiesto se Gesù può chiamare alla vita religiosa anche una persona che si è macchiata di qualche peccato grave.

Ciao, mi chiamo […] e ho 26 anni. È davvero molto bello il tuo blog, e anche io vorrei chiederti un consiglio. Ho incontrato Gesù quando ero piccola, e nella mia vita faccio parte di un gruppo cattolico, ogni settimana ci incontriamo e preghiamo insieme. Il Signore mi ha dato tante grazie e doni, e io da piccola ho sempre sentito di essere sua sposa e nel mio cuore avevo fatto la mia promessa, ma poi mi sono lasciata andare alle cose del mondo fino a commettere peccati mortali, e in parallelo continuavo a fare il mio cammino di preghiera, pentendomi e confessandomi, per poi ricadere. Mi resi conto che ero legata e schiava, e per questo non riuscivo a liberarmene. Appena cadevo soffrivo e mi angosciavo perché consapevole di ciò che avevo fatto. Una settimana fa, in un periodo in cui non pregavo più e non mi confessavo da tanto tempo, ho sentito qualcuno che mi chiamava. Non so spiegarlo ma ho sentito una voce interiore così all'improvviso, e sono corsa in chiesa. Lì, guardando Gesù negli occhi del quadro, ho sentito tutta la mia indegnità, i miei crimini, i miei orrori, e sembrava che Gesù piangesse per il male che gli ho fatto. Ho pianto amare lacrime e sentivo che ormai ero dell'inferno e che non meritavo il suo amore. Sono stata in preda a tormenti interiori e a pensieri come ad esempio che ormai per me in paradiso non c'era più posto, che non sono degna di niente. Ma dentro di me sentivo anche che volevo il cielo, che volevo amare Gesù  veramente, che il mondo non è niente e che il tutto è Gesù. E in mezzo a questi pensieri dentro di me c'era un desiderio di santità e un desiderio di consacrarmi a Lui, misto a pensieri del tipo: “È impossibile che Gesù vuole una sposa del genere, che ha commesso peccati mortali”. Alcuni giorni dopo sono andata a visitare una Basilica, e lì ho visto i confessori che confessavano...andavo avanti e indietro indecisa se confessarmi o no, perché non avevo il coraggio di confessare i miei peccati, e ho chiesto a Gesù di aiutarmi a fare una buona Confessione. Appena inginocchiata ho detto a fatica i miei peccati, non perché non volevo, ma perché per il dolore che provavo non riuscivo a parlare, avevo il fiato rotto. […] Non puoi capire come mi sono sentita felice appena finita la Confessione, e sono corsa davanti a Gesù Sacramentato, e lì ho pianto come non mai. Sentivo davvero tutto il dolore dei mie peccati e allo stesso tempo ero felice. Ora sto andando a Messa tutti i giorni e sto chiedendo a Gesù la grazia di riavere il dono della purezza. Ogni tanto i brutti pensieri tornano in mente, ma ora so come fare per mandarli via. Gesù attraverso la Confessione mi ha fatto tornare con i piedi per terra e ho capito che devo amarlo e servirlo nelle cose semplici. […] Intanto il desiderio di consacrarmi in un monastero ce l'ho sempre...devo andare a parlare con un frate che conosco e che può diventare il mio direttore spirituale, al quale voglio dire anche questa cosa che sento...ma Gesù può chiamare alla vita religiosa anche me che ho commesso peccati mortali? Tu hai molta esperienza spirituale e voglio che con me tu sia sincero.

Grazie e continua così!


Carissima sorella in Cristo,
                                            mi è piaciuta molto la tua lettera vocazionale! È commuovente pensare all'infinita Misericordia di Gesù buono, il nostro amorevole Redentore. Sono felicissimo di sapere che ormai ti sei arresa al suo amore per te, e che desideri diventare sua casta sposa. Nessun uomo della terra potrà mai amarti con un amore più grande di quello che Gesù ha per te. Il mondo è traditore, promette di far felici i suoi seguaci, e invece li rende schiavi e infelici. In realtà siamo stati creati per amare Dio, e solo in Lui possiamo trovare la pace e la vera gioia. 

Prima di confessarti hai subito una terribile tentazione che voleva indurti a credere che per te non c'era più speranza di salvezza, e che ormai eri destinata alla dannazione eterna. Ricordati di una cosa: la Misericordia di Dio è più grande di tutti i peccati degli umani messi assieme. Il Signore è felicissimo di perdonare il peccatore pentito, perché Lui ci ama assai e vuole ardentemente il nostro vero bene. Se non ci avesse amato assai, non sarebbe venuto sulla terra per redimerci offrendosi sulla croce come vittima di espiazione per i nostri peccati. Comprendo la grande gioia che hai provato dopo aver ricevuto l'assoluzione sacramentale, è una cosa che ordinariamente sperimentano tutti coloro che si confessano con umiltà, perché la pace della coscienza è un bene maggiore di tutti i beni della terra. Se un uomo è ricco, ma è tormentato dai rimorsi di coscienza per le sue colpe, come potrà essere felice? Al contrario, i santi, pur essendo poveri e perseguitati, erano ripieni di gioia perché avevano Dio nel cuore.

Se il demonio dovesse metterti in testa pensieri peccaminosi di odio, di lussuria, di avidità o di altre cose brutte, ti basterà invocare continuamente i dolcissimi nomi di Gesù e Maria, e la tentazione svanirà.

Mi hai scritto per chiedermi se dopo tutti i peccati che hai commesso è possibile che il Signore ti abbia prescelta per divenire sua casta sposa. Ti rispondo raccontandoti un fatto davvero accaduto. Alessandra di Rudinì Carlotti, figlia di un noto politico italiano, rimase vedova all'età di 24 anni. Era ancora una donna ricca e davvero molto bella, e non avrebbe avuto nessuna difficoltà a trovare un nuovo marito tra i suoi numerosi spasimanti. Un giorno incontrò Gabriele D'Annunzio, il quale si innamorò di lei e incominciò a corteggiarla. Inizialmente Alessandra tentò di resistere alle avances del celebre poeta, ma poi si arrese e diventò la sua donna. Pur non essendo sposati, andarono addirittura a vivere insieme (a quei tempi le “convivenze” erano considerate scandalose, non erano considerate “moralmente lecite” come purtroppo oggi pensano erroneamente in molti).  D'Annunzio era famoso non solo come poeta, ma anche come forsennato conquistatore di donne. Prima le conquistava, poi le abbandonava e passava a corteggiare qualche altra sventurata. Ma la Madonna, essendo una madre affettuosa, vegliava su Alessandra, e il buon Dio le inviò un salutare castigo. Il Signore è amore infinito, e quando ci invia qualche croce, lo fa per il nostro bene, ossia per trarne un bene maggiore. Così, ella si ammalò gravemente, e rischiò di morire senza ricevere gli ultimi sacramenti. Quando guarì, D'Annunzio la lasciò. Dopo la malattia, la giovane marchesa di Rudinì Carlotti non era più bella come prima, e poi il poeta si era già innamorato di un'altra donna. Ecco come è fragile l'amore mondano e come svanisce velocemente! Alessandra pianse amaramente il suo amore perduto, ma ben presto si accorse che quell'amore era solo vanità delle vanità. Dopo un lungo periodo di ricerca si sentì attrarre da un Uomo speciale, il migliore di tutti gli uomini, Colui che non tradisce mai: Gesù Cristo, il Re del Cielo. Dopo essersi consigliata col suo direttore spirituale, e aver preso contatti con le suore, entrò in un monastero di clausura francese, dove le venne imposto il nome religioso di suor Maria di Gesù, e visse in maniera esemplare la vita monastica fino alla morte.

Quindi, carissima sorella in Cristo, se il Signore ha voluto come sua sposa un'ex amante di D'Annunzio, può volere anche te. La vocazione religiosa non viene donata in base ai meriti, ma per puro amore di Dio. Pertanto ti incoraggio a perseverare nel discernimento vocazionale, sarebbe meraviglioso se tu riuscissi ad entrare in monastero! Sarebbe un trionfo della Divina Misericordia! 

Tra gli altri, c'è un motivo in particolare che mi spinge a sperare che Gesù buono voglia prenderti tutta per Sé. Le tue colpe sono state incenerite dall'infinito amore di Cristo nel momento in cui hai ricevuto l'assoluzione sacramentale. Però i peccati che hai commesso in passato hanno prodotto anche dei danni spirituali che hanno reso più debole la tua anima. Se rimani nel mondo, c'è il rischio che a poco a poco possa affievolirsi il fervore della tua conversione, e che tu possa tornare a commettere gli stessi peccati del passato, e forse peccati ancora più gravi e disgustosi. Invece se entrassi in un buon monastero saresti al riparo da tante occasioni di peccato, quindi sarebbe molto più facile vivere in grazia di Dio e fare vita devota.

Che fare? Contatta un monastero o un convento e vai a trascorrere alcuni giorni di preghiera e discernimento per comprendere la volontà di Dio su di te. Non scegliere un monastero a caso, ma uno che sia devoto e di stretta osservanza. Sant'Alfonso Maria de Liguori diceva che è meglio restare a casa propria anziché entrare in un monastero rilassato, nel quale si corre il rischio di perdere l'anima. Coraggio, non arrenderti! Spero che Gesù buono riesca a catturarti presto in qualche istituto religioso fervoroso e osservante! 

Prego la Regina del Cielo di darti la forza di restare fedele a Gesù buono fino alla morte. Così sia.

Cordialiter

domenica 28 aprile 2019

Pensieri che edificano l'anima

Ripubblico l'e-mail di una lettrice attratta dall'adorazione eucaristica.

Carissimo Cordialiter,
                                    più passa il tempo e più mi sento come un pesce fuor d'acqua. Al lavoro, in famiglia, con gli amici, sento che ho ben poco da condividere con gli altri; non ho interesse a parlare di gossip, di cosa fanno o non fanno gli altri, di attualità o di politica... il mio unico interesse è Gesù.

Ho provato a parlare della mia fede, dell'importanza della preghiera e dell'affidamento in Dio, ma ho ricevuto solo incomprensione e derisione. Per molta gente che ho incontrato, avere fede e desiderare di passare il proprio tempo in contemplazione o in adorazione davanti a Gesù, significa perdere tempo, per cui sono stata etichettata come vagabonda e "girandolona". In realtà quando esco dal lavoro sento solo il desiderio di stare con Gesù, e il tempo mi sembra sempre così poco...

Se le persone capissero che per risolvere le liti, per unire le famiglie, per aiutare i propri figli, non servono tante parole o oggetti da comprare, ma solo preghiera, sacrifici e affidamento in Dio, quanto saremmo più felici!

Non vedo l'ora di trovare un buon monastero e chiedo giornalmente la luce per capire qual'è la Sua volontà, ma anche la forza e il coraggio per metterla in pratica. Aspetto tue notizie per i due monasteri di [...] ma anche per sapere [...].

Grazie,
(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                   penso che sia normale per un cristiano sentirsi “come un pesce fuor d'acqua” in questa società in cui regna il materialismo idolatrico. La mentalità del mondo è contraria al Vangelo. Presumo che il tuo stato d'animo sia condiviso da tutti (o quasi tutti) i lettori del blog. Non si possono fare compromessi, bisogna scegliere di stare o con Cristo o contro di Cristo.

I mondani non comprendono i discorsi spirituali, poiché per loro lo scopo della vita è di ammassare ricchezze, avere successo, divertirsi sfrenatamente, banchettare, ballare, ridere e scherzare. Insomma, pensano a tutto fuorché ad amare Dio e a salvare l'anima. Ecco quel che diceva Sant'Alfonso Maria de Liguori nelle celebri “Massime eterne”: “Si pensa ad accumulare ricchezze, si pensa a banchettare, a festeggiare, a darsi al bel tempo: e Dio non si serve, e a salvar l'anima non ci si pensa, e il fine eterno si tiene per bagattella! E così la maggior parte dei cristiani, banchettando, cantando e suonando se ne va all'inferno. Oh se essi sapessero che vuol dire inferno!”

Per incoraggiarti, ti riporto altri bellissimi pensieri di Sant'Alfonso:

*L'amore non sa stare ozioso. Chi ama Dio, non sa vivere senza dargli continuamente segni del suo affetto.

*Oh beati noi se questi quattro giorni di vita li spendiamo per Dio!

*S'inculchi ancora più volte amore a Dio. Chi non piglia amore a Dio, ma si astiene dal peccare solo per timore dell'inferno, sta in molto pericolo di tornare a cadere, quando cessa quella viva apprensione di timore. Ma chi giunge ad innamorarsi di Gesù Cristo, difficilmente cadrà ancora in peccato mortale. Ed a ciò molto giova il pensare alla Passione di Gesù Cristo.

*Solo l'amare Dio e salvarsi l'anima è necessario.

*Io amo Gesù Cristo e perciò ardo dal desiderio di dargli delle anime: ma prima la mia e poi un incalcolabile numero di altre.

*Si dà un gran gusto a Gesù Cristo certamente, con pensare ai suoi dolori e disprezzi patiti per noi. E chi pensa spesso ai suoi dolori ed alla sua Passione, mi pare impossibile che non s'innamori di Gesù Cristo.

*Fratelli miei: in questa vita che ci resta, o poca o molta, il che non lo sappiamo [...] facciamoci santi ed amiamo Gesù Cristo assai, perché se lo merita.

*Amiamo dunque assai Gesù Cristo, in cui troviamo il nostro Salvatore, il nostro Dio, la nostra pace ed ogni nostro bene. Ti prego perciò a dare ogni giorno un'occhiata alla sua Passione, mentre in essa troverai tutti i motivi di sperare la vita eterna e di amare Iddio, dove consiste tutta la nostra salute. Tutti i santi sono stati innamorati di Gesù Cristo e della sua Passione, e per questo unico mezzo si son fatti santi.

Spero tanto che tu possa abbandonare il mondo traditore ed entrare in un buon monastero nel quale potrai finalmente dedicarti totalmente alla vita devota che tanto desideri.

Cordiali saluti in Cristo Re e Maria Regina,

Cordialiter

giovedì 28 marzo 2019

Da una vita di peccati alla vocazione

Ripubblico una delle prime lettere che ho ricevuto da una studentessa liceale.

Grazie per aver risposto così prontamente e per i consigli che mi hai dato, vedo che avevo inteso bene a darti fiducia. Pregherò molto perché i giovani, i chiamati al matrimonio e i sacerdoti possano santificarsi, perché ora capisco quanto sia difficile amare Dio come gli si deve in mezzo al mondo! E per me penso: se il Signore mi ha convertita e se mi ha fatto scoprire quale fosse la mia vocazione sin da questa età pur sapendo che il mio parroco mi dice di finire la scuola, ci sarà un motivo! Probabilmente devo riparare a tutti i danni e gli scandali che ho fatto prima della conversione, che è avvenuta proprio un anno e più fa - e quanti sono nonostante la giovane età! e quanto gravi! che vergogna - e nel contempo devo prepararmi per lo sposalizio con Gesù.

[...] Mi rivolgo quindi al mio parroco, che è anche mio confessore; lui non sconsiglia nessuno di abbracciare la vita religiosa, ma a quanto pare non gli vanno molto a genio le monache di clausura: all'inizio ero terribilmente incerta se Dio mi stesse chiamando alla missione o alla clausura e lui una volta disse "non te ne andrai mica in clausura!", per questo, da quando successivamente ho compreso risolutamente che la via era la clausura, non gli ho ancora detto niente a riguardo. Quindi non è un vero e proprio direttore spirituale... cosa posso fare? ho letto l'autobiografia di santa Gemma Galgani e ho visto che lei inizialmente aveva un contatto epistolare col suo direttore spirituale, sbaglio? è possibile fare una cosa del genere? ma chi sarebbe disposto a farlo?

Passando ad altro, per risponderti: no, non ho ancora capito quale sia l'ordine in cui devo entrare. [...] Non mi cruccio particolarmente su questo, ho chiesto già da tempo a Maria che mi indicasse lei quale fosse, quando Dio vorrà farmelo capire [...]. Ho il desiderio di entrare in un ordine di stretta osservanza, puoi magari consigliarmene qualcuno nella mia regione? Tanto meglio se vi è la liturgia in forma antica del rito romano.

Per ora ti saluto, rinnovando i ringraziamenti.

(Lettera firmata)

Carissima in Cristo,
                                sono felice che tu non voglia accontentarti di un monastero qualsiasi, ma desideri un monastero di stretta osservanza. La vita religiosa è bella solo se è vissuta in maniera profonda e radicale. Che senso ha entrare in un monastero “annacquato”, cioè dove si vive in maniera tiepida e rilassata?

Ho rispetto per la Messa nel rito moderno, ma mi piace di più il rito antico. Ho visto Messe moderne celebrate con devozione; ma quanti sono coloro che la celebrano degnamente e senza abusi liturgici? Ahimé, c'è da piangere. Speriamo che le cose in futuro possano migliorare.

Nella lettera che ti ho inviato in privato ti ho segnalato alcuni buoni monasteri presenti dalle tue parti. Sarebbe bello se tu potessi andare in uno di questi monasteri per fare un'intensa esperienza vocazionale. Per il momento potresti cominciare a scrivere (se vuoi posso fornirti gli indirizzi completi), per iniziare ad avere un dialogo con loro, per confidarti e per permettere una reciproca conoscenza spirituale.

Per quanto riguarda il direttore spirituale, la situazione generale è davvero problematica. È difficile trovare un sacerdote ben preparato, molto prudente e caritatevole. In genere un sacerdote non accetta di dirigere spiritualmente un'anima tramite corrispondenza, se prima non l'ha conosciuta di persona. Comunque, anche se non hai un vero e proprio direttore spirituale, non è una tragedia; potrai benissimo entrare in monastero lo stesso. Mi raccomando non dire a certi preti "moderni" che ti piace la Messa antica, altrimenti rischi di venire "sgridata”. È assurdo, ma è successo ad altre persone.

Hai fatto bene a non parlare di vocazione con i tuoi parenti. Se qualche amica o parente dovesse chiederti per quale motivo non hai un “ragazzo” come ce l'hanno le altre tue coetanee, basterà rispondere loro che è difficile al giorno d'oggi trovare un buon fidanzato, ma non accennare alla vocazione, altrimenti potrebbero ostacolarti. Non è vero quel che dicono certe persone, secondo le quali le suore di clausura sono inutili. In realtà sono utilissime, perché con le loro preghiere e penitenze attirano innumerevoli grazie dal Cielo. Chissà quante anime hanno convertito con le loro preghiere Santa Chiara, Santa Teresa d'Avila, Santa Teresina e tutte le altre sante suore di clausura!

Se certe tue amiche sapessero che sei attratta dalla vita monastica, forse si metterebbero a ridere e ti considererebbero pazza. Ma la vera pazzia è vivere su questa terra senza amare Dio che è l'unico nostro bene. Il desiderio di uno stile di vita più perfetto è un grande dono che il Signore ti ha fatto, e che solo pochi riescono a capire. Del resto, Gesù è il miglior sposo che una donna possa avere. Al contrario, le donne che si sposano con gli uomini della terra, spesso si pentono di aver contratto matrimonio. Maltrattamenti, gelosie, tradimenti, litigi, dissapori con suocere e cognate, dolori del parto, strapazzi per la cura della casa, ribellioni dei figli, affanni per accumulare beni materiali ...questi sono i principali problemi che fanno soffrire le donne sposate. Tra le lettrici del blog, mi hanno scritto alcune di loro per raccontarmi i loro guai. Una signora mi ha detto chiaramente che se avesse conosciuto il mio blog 10 anni prima, invece di sposarsi sarebbe entrata in convento. :-)

Gesù è stato tanto buono con te. Se fossi morta quando facevi peccati gravi, adesso dove staresti? Ma il Redentore ti voleva talmente tanto bene che non solo non ti ha fatto morire in peccato, ma addirittura ha trasformato completamente il tuo cuore e ti ha fatto sentire l'ardente desiderio di donarti a Lui abbracciando la vita religiosa. Devi essergli molto grata! Già da ieri ho cominciato a pregare per te, e continuerò fino a quando non saprò che ti sei legata per sempre con Lui in qualche monastero di stretta osservanza. Io non mi arrendo mai!

Il “martirio d'amore” che stai soffrendo e che ti fa piangere di compunzione, è un grande dono. Fai bene ad offrire le tue sofferenze per la salvezza delle anime, per le vocazioni, per i vescovi, il Papa, la conversione dei pagani, ecc.

Ti saluto cordialmente in Gesù e Maria,

Cordialiter

venerdì 15 marzo 2019

Esame di coscienza per consacrate

Dagli scritti di Don Giulio Barberis (1847 - 1927), seguace e collaboratore di San Giovanni Bosco, ho tratto un brano che parla di come fare l'esame di coscienza. Venne scritto per i salesiani, ma può andar bene anche per religiosi di altri istituti.


L’esame di coscienza è uno dei mezzi più efficaci per purificare l’anima dai suoi difetti, perchè discopre le interne radici e le occasioni esterne che in essi ci fanno più frequentemente cadere. È perciò uno degli esercizi più inculcati dai maestri di spirito, più praticato dai religiosi, uno dei più importanti della giornata, che, se si pratica bene, produrrà senza dubbio grandissimo profitto. Si può ritenere giustamente che tutti quelli i quali trascurano l’esame di coscienza restano stazionari nel cammino della virtù, se pure non retrocedono; mentre quelli che lo praticano con una costante applicazione fanno necessariamente progresso. San Francesco di Sales raccomanda molto questo esame, e soggiunge che bisogna andare a letto come al confessionale, dopo d’essersi esaminati. I commercianti contano tutte le sere le loro entrate e le loro uscite. L’anima che vuol guadagnare il cielo, deve fare altrettanto: esaminare bene alla sera tutte le perdite fatte, affine di ripararle. Esàminati pertanto alla sera, prima di andare a dormire, su tutti i mancamenti della giornata, sia in pensieri che in parole, in opere ed omissioni. Trascorri così colla memoria tutte le azioni principali fatte dalla sera antecedente a questo momento dell’esame.

Nostri debiti quotidiani

Per essere eccitati a far questo esame e prendere forza a farlo bene, bisogna anzitutto capire e persuadersi, che ogni dì noi facciamo, oltre agli altri antichi, due nuovi debiti col Signore, sebbene molto differenti e per titoli molto diversi. Il primo debito è per i benefici innumerabili che da lui quotidianamente riceviamo; il secondo è per i nostri innumerevoli difetti, trasgressioni, divagazioni, sbadataggini, disattenzioni, mancanza di energia nelle pratiche religiose, e nel cercar di vincere i nostri difetti; e voglia il Signore che non sia qualche volta con peccati avvertiti e gravi! Il primo debito si paga col ringraziamento, il secondo col dolore. È giusto pertanto che ogni giorno prima d’andare a riposo li paghiamo tutti e due. Pagherai il primo col recitare con special devozione le preghiere della sera; pagherai il secondo coll’esame seguito dall’atto di contrizione.

L’esame generale.

Nell’esaminarti, nota che se trovi qualche cosa buona in te, l’hai da attribuire a Dio con gratitudine, mentre il male non devi scusarlo, ma attribuirlo tutto a te, alla tua negligenza, alla tua poca attenzione, al tuo poco zelo. In questo esame passa in rassegna tutte le azioni principali della giornata, e specialmente il proponimento della meditazione, e quelli fatti in occasione dell’ultima confessione, per vedere se li hai osservati. Generalmente per l’esame quotidiano basta quel momento che si lascia a tale scopo nelle orazioni comuni. Ma se in quello non hai potuto riflettere abbastanza, rifallo prima d’andare a dormire, quando inginocchiato accanto al letto sei per dire le tre Ave Maria. Atto essenziale, che deve seguire l’esame di coscienza, è appunto l’atto di contrizione, unito ad un fermo proponimento di non più ricadere. Disgraziata l’anima, che non sente in sè gran dispiacere dopo che ha offeso Iddio, fosse pur solo con una piccola venialità avvertita. Dopo l’esame, dice San Leonardo da Porto Maurizio, figùrati di confessare al Signore i mancamenti fatti, e imponiti da te stesso la penitenza. Poi inviluppa così in blocco tutti i difetti della giornata in un atto di contrizione, e gettali nella fornace della misericordia di Dio, perchè ivi restino consumati.

L’esame particolare.

Questo, di cui ti parlai finora, è quello che si dice l’esame generale della coscienza; e si dice generale perchè cerca tutti i mancamenti della giornata, di qualunque sorta siano. Vi è un altro esame da farsi, e che non ha minore importanza: si chiama ordinariamente esame particolare. Questo si può fare in qualunque momento della giornata ed anche molte volte nella giornata stessa, sebbene nelle comunità si usi fare prima di pranzo. Questo esame si dice particolare perchè si occupa di un difetto solo, e consiste nell’esaminarci sul nostro difetto principale, quello che si prese a combattere nel mese. Ognuno ordinariamente ha qualche difetto o peccato in cui cade più facilmente, o qualche propensione cattiva, che per lui è la cagione e la radice degli altri mali. L’esame particolare consiste nel determinare bene quale difetto o quale abitudine si vuol distruggere, e quindi nel rendersi conto, almeno una volta al giorno, delle lotte che si sono sostenute contro quel difetto, delle vittorie che si sono riportate, delle sconfitte che si sono ricevute. E benché in alcuni siano vari i principali vizi o difetti, conviene nondimeno prenderne di mira uno solo per volta, per poterlo estirpare con sicurezza. È necessario soprattutto che di applichi a ben conoscere la radice e la sorgente di quel difetto che ti predomina. E non contentarti di riformare solamente l’esteriore, ma va’ a fondo nell’anima tua, e cerca di svellere fino le radici del male. L’esame particolare fatto seriamente, anche solo durante un mese, dà alla fine di questo mese risultati meravigliosi. Pertanto, mese per mese, nell’Esercizio di Buona Morte, scegli uno dei tuoi difetti, e d’accordo col maestro proponiti di combatterlo fortemente per tutto il mese. Ogni giorno in una visita al SS. Sacramento esaminati su quel difetto, e sii energico nel volerlo a tutti i costi sradicare. Comincia dallo sradicare quelli più appariscenti, i quali possono offendere il prossimo o scandalizzarlo. Non cambiare il soggetto dell’esame finché non hai distrutto, o almeno grandemente indebolito, quel difetto che ti sei proposto di combattere. Se il maestro lo giudica conveniente segnati tutti i giorni su di un quadernetto apposito e molto esattamente i risultati del tuo esame, e obbligati a presentarlo alla fine di ogni settimana, o almeno al termine d’ogni mese, al maestro. Imponiti ogni giorno qualche mortificazione in rapporto al difetto che vuoi combattere e alla virtù che vuoi acquistare. Non contentarti di gemere dinanzi a Dio delle tue infedeltà, delle tue debolezze, della tua tiepidezza; punisciti! Saranno piccolissime cose, ma osservate costantemente produrranno gran frutto.

Modo di far l’esame particolare.

Un buon modo di fare bene l’esame particolare di coscienza è il seguente. Anzitutto figurati di essere alla presenza di Dio, e domandagli lume per conoscere i tuoi mancamenti, grazia per comprenderne la bruttezza e vedere tutto il torto che gli fai. Quindi domandati ragione di ogni ora della giornata, delle occasioni che hai avute, delle cadute fatte, delle debolezze di cui hai da rimproverarti, delle vittorie riportate, segna il numero delle cadute ed anche delle vittorie, se così ti consigliò il maestro. Per scuoterti pensa che questo difetto aumenterà il tuo supplizio in purgatorio e diminuirà il tuo grado di gloria in cielo; può anche a poco a poco trascinarti al peccato mortale; ti rende incapace di elevarti alla perfezione che Dio domanda da te; t’impedisce di fare il bene che il buon Dio ti destinava, contrista lo Spirito Santo, ferisce il Cuor di Gesù, e ti allontana le tenerezze affettuose della Beata Vergine. Indi domanda sinceramente perdono a Dio, proponiti qualche atto di espiazione e ringrazia il Signore di averti fatto conoscere un po’ meglio te stesso. Sarebbe anche buona cosa fare un piccolo esame al termine di tutte le azioni di maggior importanza della giornata, per vedere se si fecero con quell’impegno che era necessario. Sant’Ignazio di Loyola faceva questo esame tutte le ore, e ciò ancora 1 ultimo giorno di sua vita, e prendeva nota dei suoi mancamenti in un quadernetto; e questo fu uno dei mezzi che più l’aiutò a farsi santo.

Esame di previdenza.

Vi è ancora l’esame di previdenza. Lo si può fare utilmente al mattino, cercando di prevedere il bene che si potrà fare lungo il giorno, e le occasioni che ci possono far cadere in qualche difetto, e determinando con precisione il modo di evitar quei difetti. Tu pertanto bada alle difficoltà che ti occorreranno nella emendazione dei difetti. Previeni cogli occhi della prudenza al mattino tutte le difficoltà, gravezze, disprezzi ed occasioni d’inciampare, che probabilmente ti si possono offrir in quel giorno, attese le tue inclinazioni ed il tuo stato ed ufficio, e le persone colle quali devi trattare; e fa’ proposito di voler assolutamente riuscire a vincerti. Proponi in tali occasioni di diportarti in tal modo nel- l umiltà e nella pazienza, in tal modo nelle tentazioni di golosità e di impurità, in tal modo nel trattare con quel tal giovane o compagno, o con quel tal superiore. E ciò non fidato nelle tue forze, ma in quelle che Iddio ti darà. Fa’ cioè come Gesù benedetto nell’orto del Getsemani; Egli si pose avanti gli occhi tutti i patimenti che in quella sera medesima e nel giorno seguente doveva patire, e li accettò con grande amore. Lottò contro il timore e la tristezza fino a sudar sangue; ma non desistette, e si propose di prender tutto dalle mani del suo eterno Padre. E tutto quindi offerse con quella fortezza ed amore che formerà sempre l’ammirazione degli uomini.

L’esame della confessione.

Vi è poi l’esame che si fa in preparazione alla confessione sacramentale. Per riuscire a far bene questo esame, giova immaginare di trovarsi avanti al divin Giudice, il quale ci assicura, che se ci giudichiamo bene da noi, non ci giudicherà più egli nell’estremo giudizio1. Ma bisogna che ci esaminiamo e giudichiamo profondamente, come farebbe il divin giudice medesimo. Egli dice che giudicherà la Gerusalemme dell’anima nostra fin nei più reconditi siti; scoprendo con luminosa lucerna tutte le colpe che si troveranno in essa, ancorché siano molto minute. Dobbiamo pure esaminare, come il medesimo Signore ci ammaestra per mezzo di Davide, non solo le opere cattive ma anche le buone, nelle quali sogliono alle volte mescolarsi circostanze cattive: ego iustitias iudicabo. E che anzi ci giudicherà anche dei peccati occulti, per cui dobbiamo domandare col salmista: mondami dai peccati occulti. E peccati occulti sono quelli che si commettono per ignoranza o inavvertenza colpevole o per illusione o inganno del demonio, tenendoli quasi virtù: come se tu prendessi per zelo quello che è ira, se prendessi per energia e fortezza di carattere ciò che è cocciutaggine ’e ostinatezza. Devi anche esaminarti dei peccati altrui, cioè di quelli che altri possono aver commessi per cagion tua. Perdona al tuo servo i peccati altrui. Ciò avviene specialmente a chi non è riguardoso e delicato nei suoi modi, e così finisce per dare vero scandalo ad altri, anche senza attualmente accorgersene; come di chi coi cattivi modi eccita altri all’iracondia, a dire parole spropositate, ecc. Fatto questo, quando si trattasse di una confessione generale o annuale, farai bene a passare uno ad uno i comanda- menti della santa legge di Dio e della Chiesa e le obbligazioni del proprio stato, ed i sette vizi capitali. Ma nell’esame per le confessioni settimanali basterà esaminarti su quelle cose che sai già per esperienza formare il tuo debole, cercando i peccati direttamente contro Dio e poi quelli verso il prossimo, e infine verso te stesso, e ciò in pensieri, in parole, in opere, in omissioni. Ti sarà anche di somma utilità il far servire l’esame quotidiano a preparazione dell’esame per la confessione. Se tu ogni giorno ti sei notato l’esito dell’esame quotidiano, il tuo esame si può dire già fatto.

Istituire un confronto.

Alla fine della settimana, nel giorno cioè in cui vai a confessarti, confronta anche i vari giorni, e se vedi nei tuoi difetti che ogni giorno della settimana hai diminuito un poco, danne grazie a Dio. Ma se vedessi che sei sempre stato lo stesso, o se per disgrazia ancora avessi aumentato, scuotiti bene. Pensa quanto poco Gesù deve essere stato contento di te in quella settimana, e fa’ un proponimento più serio di combattere da soldato meno vile nella nuova settimana, che speri il Signore ti voglia ancora concedere per emendarti. Figùrati anche che quella sia l’ultima settimana che il Signore ti conceda ancora per farti buono, e che se non vedrà emendazione ti abbia a punire, come fece con la ficaia infruttuosa2. Questo ti servirà anche per star più all’erta nelle tue azioni.

Come fare l’esame di coscienza.

Prima di cominciare l’esame di coscienza per la confessione, farai bene a richiamarti i molti benefizi ricevuti da Dio, e le obbligazioni che hai di servirlo perfettamente. Poi domanderai lume per conoscere bene i tuoi mancamenti. E mentre ti esamini, procura che quest’azione non sia soltanto una ricerca speculativa, ma causa di rossore e di vergogna d’essere stato ancora così cattivo dopo tanti benefizi ricevuti, pentendotene con tutto il cuore.

Formulario d’esame di coscienza.

Ora qui per aiutarti a fare un esame generale di coscienza in occasione di esercizi di buona morte, o degli esercizi spirituali in cui si è soliti fare una confessione più accurata, ti pongo un formulario adatto. Dei peccati più gravi non hai bisogno che te ne parli. In pochi minuti passi a rassegna i comandamenti di Dio e della Chiesa, e ti ricordi subito se ti occorsero cose direttamente e gravemente contrarie. Basta qui dare cenno per conoscere i più ordinari mancamenti che possono commettersi giorno per giorno nello stato religioso. Per maggior semplicità ridurrò le cose a cinque punti.

1) Pratiche di pietà. Che stima hai delle pratiche di pietà? Sei ben persuaso che meritano la massima stima che ti sia possibile? Come sono andate esse lungo la giornata? Le hai fatte con fervore e costantemente? Non ne hai mai omessa qualcuna per tua trascuratezza? Quando non le hai potute fare in comune, non le hai compite con negligenza, o fors’anche totalmente lasciate? Qual’è il tuo raccoglimento in esse? Freni con diligenza le distrazioni, per quanto sta da te? Ti sforzi per ottenere il fervore? Alzandoti al mattino non hai mai lasciato d’elevare il tuo cuore a Dio e dire quelle giaculatorie e fare quelle pratiche che sono indicate dal catechismo e dalle regole? Alla sera andando a letto hai dette con divozione le tre Ave Maria raccomandate, ed hai domandato la benedizione della Madonna? Come sono andate le tue preghiere vocali? E le piccole preghiere lungo il giorno? Ed il segno di croce, il prender l’acqua benedetta, le genuflessioni, l’Actiones e l’Agimus, e le preghiere prima e dopo il cibo, l’Angelus, ecc.? Ti sei esercitato lungo il giorno nelle orazioni giaculatorie, nelle pie aspirazioni, nelle comunioni spirituali, nell’offerire sempre le tue azioni a Dio e nel tenere il pensiero della presenza di Lui? Non hai mai lasciata la tua meditazione? E come riesci? La fai forse con distrazione volontaria o sonnecchiando, o tenendo un contegno indevoto? Fai bene la preparazione? Sei fedele a seguire il metodo che ti fu insegnato? Quale, ne è il risultato pratico? Qual è la causa precipua delle tue distrazioni in essa? Ne domandi perdono al Signore in fine? Pensi lungo il giorno alla risoluzione presa? La richiami a memoria nelle visite che fai al SS. Sacramento? Fai tu con cura e profitto l’esame di coscienza generale? Il particolare? E le tue visite al SS. Sacramento ed a Maria SS. le fai tutte, secondo il costume della casa? Le fai volentieri? Vai con raccoglimento, o disturbi nell’entrata o nell’uscita di chiesa? Stai attento alle letture spirituali e ne ricavi frutto? Non hai mai tralasciata tutta od in parte la santa messa? Con che divozione vi assisti? La sai servire con tutta esattezza? La servi con gravità e divozione? Ti prepari bene alle sacre cerimonie, in modo che, per quanto dipende da te, le funzioni riescano gravi e devote? Qual è la tua divozione verso Maria SS.? È essa puramente affettiva, o ne cerchi la sostanza procurando d’imitarla nelle sue virtù, e di fare degli sforzi per darle gusto colle tue opere ben fatte? Procuri di crescere nella fiducia della sua intercessione? Come reciti il suo rosario? Come hai recitato o cantato alla domenica l’ufficio della Beata Vergine? Hai pensato ad offrirlo bene a lei, come uno degli ossequi che le sono più graditi? E con che devozione hai cantate le lodi sacre? Non trovi nulla da migliorare nelle tue confessioni? Hai il tuo giorno fisso per andarti a confessare? Ti sei preparato bene prima? Ti sei eccitato bene alla contrizione? Sei stato talmente sincero, che il confessore abbia potuto farsi un’idea esatta dello stato di tua coscienza? Hai fatto il tuo proponimento ben fermo, specie su quelle venialità in cui sei solito cadere quasi per abito? Hai procurato di schivare le occasioni dei peccati? Hai praticato gli avvisi del confessore? Sei contento delle tue comunioni? L’hai fatta quotidiana, o con la frequenza indicata dal confessore? La rendi come il centro della giornata, consacrando il tempo che corre tra le due comunioni, metà al ringraziamento e metà alla preparazione della comunione seguente? Segui quel consiglio di proporti prima della comunione l’emendamento di qualche difetto, e dopo, la pratica di qualche virtù? L’hai lasciata qualche volta per tua negligenza o poca veglia? Che preparazione vi porti? Quali frutti ne ricavi?
Qual è la tua docilità nel seguire gli avvisi che ti son dati? Sei tu fedele nel riguardare il maestro, o altro tuo superiore, come colui che tiene le veci di Dio, e come stabilito da Dio per guidarti secondo le regole e lo spirito della congregazione? Hai tu fatto esattamente e con umiltà il tuo rendiconto? Ti sei presentato altra volta in tempo opportuno, quando non l’hai potuto fare nel giorno che ti sei fissato?

2) Cura della perfezione e della vocazione. Quale idea hai tu della vocazione? L’hai tu consolidata col fedele compimento dei tuoi doveri e delle tue regole? Hai tu per essa la stima che merita e la riconoscenza che deve inspirarti? La tua cura principale è di avanzarti nella perfezione? Riguardi tu la perfezione come l’unico importante affare per cui vivi? Qual è la tua corrispondenza alla grazia ed alle divine ispirazioni? Quali vittorie hai riportato sulla passione dominante? Che sforzi hai fatto per domare la tua indole, il tuo carattere? Le tue disposizioni, sia per emendarti come per progredire, sono le stesse che erano all’inizio del tuo noviziato? Che progresso hai fatto nelle virtù cristiane e religiose? La tua fede è semplice, viva ed attiva? La tua speranza è ferma, senza scoraggiamenti e presunzioni? Qual è il tuo amore per Iddio? Non vi è forse nel tuo cuore qualche attacco sregolato verso le creature? Nota che l’ambizione e le amicizie sensibili producono sempre questo dannoso effetto! Hai tu zelo per la gloria di Dio? Sei tu afflitto degli oltraggi che riceve? Hai tu quella delicatezza di coscienza che fa intimorire il buon religioso, anche alla sola apparenza del male? Non ti sei tu permesso varie mancanze sotto il pretesto che esse erano piccole? Non ti sei esposto al pericolo di commettere mancanze gravi? A che punto sei tu riguardo l’unione con Dio, il ricordo della sua presenza e la conformità alla sua volontà? Qual è il tuo rispetto e la tua sommissione alla divina Provvidenza nei casi avversi, e nelle persecuzioni che incontri? Fai le cose sempre, direttamente, per piacere a Dio? Esaminati specialmente sugli sforzi che fai per vincere la tua passione dominante, e sui progressi nella virtù che in particolar modo hai promesso d’acquistare e praticare. Che concetto hai della nostra pia società? Che amore le porti? Comprendi tu bene che essa è per te l’unica arca di salvamento? Che per te è fonte di ogni bene? Parli sempre con edificazione di essa, dei superiori, delle opere che intraprende, delle opere dei membri della medesima, delle cose letterarie, scientifiche, musicali, artistiche, ecc.?

3) Osservanza dei santi voti. Se il novizio non è obbligato alla povertà e alla obbedienza in forza dei santi voti, esso vi è tenuto per regola, e per prepararsi alle obbligazioni che sta per assumersi.
Riguardo alla povertà: Non hai mai tenuto danaro? Non hai ricevuto, preso, comperato o imprestato senza permesso? Hai disposto di cose di qualche valore come proprie, o per darle ad altri in dono, o per consumarle senza licenza? Non conservi niente senza autorizzazione? Niente con qualche attacco sregolato? Niente di superfluo o poco conforme alla povertà religiosa? In tutti questi casi devi spogliartene senza dilazione e rimetterti all’esattezza della santa povertà. Tieni con cura tutto quello che hai in uso? Oppure hai recato danno alla casa o alla congregazione? Sciupi qualche cosa, o guasti o lasci andar a male, o nelle impazienze stracci, rompi qualche cosa? Ami tu la povertà come una madre, godendo di poterne portare le livree e di provarne gli effetti? Hai attacco smodato alla roba, alle comodità, procurandotele con dispendio o senza averne vero bisogno? Non t’avviene mai di cercare le cose migliori per lasciare il resto agli altri? 0 di ridire o mormorare della biancheria, degli abiti, dei libri, che ti sono assegnati?...
Riguardo alla castità: Vegli fedelmente perchè nulla ti avvenga contro la castità? Vigili sui tuoi pensieri, sul tuo cuore, sui tuoi sensi? Non ti sei mai permesso nulla che potesse essere per te occasione pericolosa o almeno occasione di turbamento? Sei sempre stato fedele a ricorrere prontamente a Dio ai primi attacchi delle tentazioni? Hai tu combattute con forza le affezioni un po’ troppo naturali e sensibili? Hai fatto letture leggere, fantastiche, o che riguardano amori profani, o comunque atte a suscitare in te le passioni? Hai dato occhiate a figure meno che decenti? Ti senti reo di confidenze ad altri, di cose facili a destare pensieri cattivi o passioni sregolate? Hai usato la dovuta moderazione nel mangiare, e specialmente nel bere vino o liquori? Oppure hai dato con questo occasione in te di ribellione del senso? Hai evitato ogni familiarità e troppa domestichezza coi confratelli e coi giovani? Non ti sei lasciato andare a giochi di mano, carezze, e fors’anche a baci con qualcuno? Hai dato occasione ad altri di pensar male di te? Hai dato occasione ad essere accarezzato, o ad attirarti gli sguardi altrui? Non hai detto parole atte a svegliare in altri pensieri meno puri? Fai tu con amore quanto dipende da te per imitare la purezza degli angeli?
Riguardo all’obbedienza: Hai forse mancato agli ordini espressi o ai comandi dei superiori? Hai loro resistito o mancato di rispetto con le parole, o con i gesti, in loro presenza, o in loro assenza, in te stesso o con altri? Hai allegate finte scuse per sottrarti alla volontà dei superiori? Non sei stato almeno ritroso nell’ubbidienza? O ti sei servito di intercessioni forti per non fare l’ubbidienza, e legare le mani ai superiori? Vi è nella tua obbedienza lo spirito di fede e di sommissione così dalla parte della volontà come dalla parte del giudizio? Vedi tu Iddio nella persona dei tuoi superiori? Hai tu ascoltata la loro voce come la voce di Dio, disposizione questa che è l’anima dell’ubbidienza? Non fai tu nulla di mala grazia? Sei pronto all’obbedienza al primo segno, o al primo tocco della campana? Ti sei sempre levato al mattino a tempo? Hai tu fatto silenzio nei tempi e nei luoghi dovuti? Hai tu rinunziato alla tal occupazione, al tal impiego, al tal luogo al primo ordine, anzi al primo avviso, pensando che a questo mondo, e tanto più nello stato religioso, si deve essere indifferenti a tutto eccettochè a far la volontà di Dio espressa per mezzo dei superiori? Non ti sei permesso riflessioni, burle, critiche, mormorazioni sugli ordini emanati, o su certe circostanze od accessori riguardo gli ordini, o sulla persona dei superiori, sminuendo in questo modo nel tuo concetto ed in quello degli altri il rispetto che loro è dovuto? Non v’è qualche superiore verso cui limiti la tua soggezione e riverenza? Ti ricordi di pregare per loro? e di dare quelle dimostrazioni di rispetto che meritano? Vi è schiettezza ed amore nei tuoi rapporti con loro? Sei tu fedele nell’osservanza di tutte le regole, o ve n’è forse alcuna formalmente esclusa dalla tua obbedienza, o di cui ti sia venuta abituale la violazione? Dipendi sempre in tutto, ovvero in qualche circostanza ti permetti qualche licenza di tuo arbitrio? Nei casi di negative, di ordini di contraggenio, senti forse troppa avversione e ripugnanza, e almeno cerchi di reprimerle?

4) Sulla vita comune e diligenza nei propri doveri. Hai tu soprattutto stimata e seguita la regolarità, che ti è imposta dai tuoi doveri quotidiani, così importanti per la comunità in generale, e per te in particolare? Sei tu contento della classe, della sezione, del genere di studi, del metodo che si tiene in essi; dei libri che si usano, delle varie materie assegnate? Hai procurato d’impiegare nello studio tutto il tempo a ciò destinato? Ti sei sempre fatto un religioso scrupolo di non perdere neanche un istante di tempo così prezioso? Hai cercato di disporre il tuo tempo in modo che tutti i doveri potessero essere terminati a tempo, senza trascurarne nessuno? Non hai assegnato troppo tempo ad una materia con detrimento delle altre? Ti sei sempre ben preparato alle scuole, alle ripetizioni? o ti sei anche occupato in studi estranei al tuo dovere? Hai mai intrapresa la lettura di nessun libro senza esserti prima consigliato con il tuo superiore? Tieni per caso nascosto qualche libro che non vuoi che il superiore conosca? O nella nota dei libri consegnata al superiore sul principio dell’anno ne hai occultato qualcuno? O dopo, lungo l’anno, ne hai ricevuto qualcuno e non l’hai ancora fatto vedere? Quale fu la tua premura per apprendere il canto gregoriano? Quale la diligenza nell’apprendere le cerimonie? Non ti sei servito di questi tempi per divagarti? Hai sempre tenuto nella debita stima tali scuole? Sei sempre stato attento alla scuola? Non hai mai avuto di mira di comparire nel rispondere alle interrogazioni, nel leggere i tuoi lavori, nello sciogliere le difficoltà? Non ti capitò di fare altro mentre il professore spiegava? Non hai fatto rumori per far ridere o disturbare senza che i professori potessero sorprenderti, e dopo almeno te ne sei accusato al superiore? Sei contento degli altri piccoli impieghi che ti sono affidati? Li eseguisci con tutto quell’impegno che è loro dovuto? Vi hai tu portato quello zelo, quell’attività, quella prudenza che in essa erano necessari? Non hai mai conteso o trattato poco caritatevolmente con coloro che stavano con te nel medesimo impiego? Hai aiutato i tuoi compagni quando potevi? Li hai sopportati con allegria quando dimostravano umore diverso dal tuo? Hai fatto quanto potevi per contentare i tuoi compagni? Hai usato con loro bei modi? Hai osservato le regole di civiltà che tanto servono a cementare la carità fraterna? Hai eseguito le regole di pulizia, che giovano anche a non dispiacere agli altri? Come fai le tue azioni ordinarie? Hai pensato costantemente con esse di piacere a Dio, od hai anche cercato la tua soddisfazione propria? Sei costante ad animare le tue azioni con pensieri di fede? Sei tu ben persuaso che la tua perfezione consiste nel far bene i tuoi doveri quotidiani senza trascurare neppure il più piccolo, neppure la cosa più indifferente? Hai tu bene economizzato il tempo? L’ordine dei tuoi lavori è ben subordinato all’obbedienza? Nelle tue azioni poni quella diligenza religiosa che è necessaria o le fai con precipitazione, o con lentezza, o con indolenza; o con perdita di tempo o comunque, senza buono spirito? Come impieghi il tempo delle tue ricreazioni, delle passeggiate, dei giorni di vacanza? Hai vera cura di santificare i tuoi pasti? i tuoi riposi? I tuoi esercizi corporali?

5) Di alcune altre virtù più necessarie (umiltà, carità fraterna, mortificazione). Come ti trovi riguardo all’umiltà? L’hai trasgredita col vantarti, con esser troppo suscettibile, con la mala grazia, coll’alterezza verso i compagni? Hai tu cercata la stima e la lode invece di amare d’esser dimenticato, e tenuto in poco conto e umiliato? Hai agito per rispetto umano? Non hai tu troppo buona opinione del tuo ingegno o della tua virtù? Non hai tu l’abitudine di parlare di te stesso? Sei tu fedele nel riconoscere i tuoi torti e mancamenti o ti scusi facilmente? Rendi conto della tua coscienza con quella umiltà, con quella confidenza infantile che è tanto secondo lo spirito della congregazione? Non resti un po’ abbattuto quando non riesci in qualche cosa? o quando di qualche cosa sei ripreso? Fai tu con frequenza atti di umiltà, offrendoti per quegli uffizi che son più bassi,o contrari alla comune estimazione, o ributtanti alla natura? Almeno accettandoli con sommissione? Hai tu un’indole arrendevole ed affabile? Ovvero sei sostenuto ed altero, in modo che si debba trattare con te con riserbo e riguardi? E gli stessi superiori non devono forse essere molto cauti per non offendere la tua suscettibilità nel darti certi ordini ed incombenze ?
Devi ai tuoi confratelli l’affetto, la stima, la benevolenza più tenera, la più cordiale. Devi favorire l’unione dei cuori. Non hai detto o fatto qualche cosa contraria a questi doveri che la carità fraterna richiede? Ti sei per caso lasciato portare all’avversione, all'invidia, alle maligne interpretazioni, ai ri- sentimenti, alle contestazioni, agli atti di collera verso di loro?
Hai tu rigettata con tutte le tue forze quella bassa gelosia che s’affligge nel vedere i buoni successi altrui, le distinzioni che dan loro i superiori, o persino le loro virtù? Non ti sei mai permesso, riguardo ai confratelli (e mille volte peggio riguardo ai superiori) maldicenze, rapporti indiscreti, calunnie, desideri di vendetta, o scatti di malumore? Nè nulla che possa mal edificare o produrre disunioni? Ti sei guardato bene dal criticare ciò che fanno gli altri, o dal riprenderli senza averne il diritto o solo per mal umore? Il tuo affetto pei compagni è tutto fondato sull’amore di Dio? È esso generoso, e senza eccezioni? Hai tu un sufficiente orrore per quelle miserabili amicizie particolari che scandalizzano i compagni, che dividono il tuo cuore e lo allontanano da Dio? Hai tu mai pensato alle conseguenze del cattivo esempio in una comunità, e alla necessità di dare buon esempio? Qual è la tua carità verso le anime del purgatorio? E il tuo zelo per la salute altrui? Non potresti praticamente far qualche cosa di più in favore delle une e degli altri? Come stai riguardo allo spirito tanto necessario della mortificazione di te stesso? Hai tu eseguite, in tutta la loro integrità e secondo il loro spirito, le regole contrarie alle inclinazioni tue ed al tuo naturale? Quali sforzi hai già fatto per giungere alla perfetta osservanza della modestia esteriore negli occhi, nel tratto, ed in tutto il tuo procedere? Nelle circostanze un po’ difficili non hai tu dato segno d’impazienza, di collera o di turbamento? Hai tu compiuto con coraggio e costanza le piccole mortificazioni e penitenze in uso nella congregazione, come il digiuno del venerdì e quel lavoro indefesso che deve formare la nostra caratteristica e la nostra gloria? Sei stato mortificato nei cibi, non hai mangiato o bevuto fuori pasto? Non hai tenuto bibite o commestibili con te? Hai osservato perfetto silenzio in refettorio durante le letture? Anche dopo che si può parlare, hai usato moderazione non parlando forte e non volendo parlar coi lontani? Non hai mai lasciato un incarico, un’assistenza, per tua colpa e poca mortificazione? o preparato poco le lezioni, o non corretti i compiti tuoi o degli altri per negligenza? O abbandonata la ricreazione, o rifiutato il passeggio coi giovani per tua poca voglia? Ti sei applicato soprattutto alla mortificazione interna ed all’abnegazione, almeno in quelle cose ordinarie che capitano a ogni piè sospinto? Hai fatto sufficienti sforzi per riformare il tuo carattere, il tuo mal umore? Come hai ricevute le pene che t’inviava la Provvidenza? Quanto hai tu faticato per acquistare la perfetta conformità alla volontà di Dio? Hai tu, in una parola, avuto spirito di mortificazione? Cioè, sapendo che le sofferenze sono un eccellente mezzo per espiare i tuoi mancamenti, sradicare i tuoi vizi, renderti un po’ più simile a Gesù Cristo, che è lo scopo per cui sei entrato in congregazione, le hai tu amate e desiderate? Non ti metterai una volta con impegno efficace per farti santo? Quando ti proponi di cominciare davvero, e non solo più a parole? Quali proponimenti pratici fai conto di prendere in questo momento? Scriviteli, e il Signore ti aiuti a praticarli d’ora in poi fedelmente.

1 « Si nosmetipsos diiudicaremus, non utique iudicaremur » (7 Cor., XI, 31).
2 « Succidite ergo illam; ut quid terrain occupat? » (Luca, XIII, 7).


[Brano tratto da "Il Vade mecum dei giovani salesiani" di Don Giulio Barberis, SEI, Imprimatur: Taurini, die 18 julii 1931, Can. p . Franciscus Paleari].

giovedì 28 febbraio 2019

La concupiscenza della carne è l'amore disordinato dei piaceri dei sensi

Il piacere non è cattivo in se stesso; Dio lo permette ordinandolo ad un fine superiore, il bene onesto; se annette il piacere a certi atti buoni, lo fa per renderli più facili e attirarci così all'adempimento del dovere. Gustare moderatamente il piacere riferendolo al suo fine che è il bene morale e soprannaturale, non è male; anzi è atto buono, perchè tende a fine buono, che in ultima analisi è Dio. Ma volere il piacere indipendentemente da questo fine che lo giustifica, volerlo quindi come fine in cui uno si ferma, è un disordine, perchè è un andare contro l'ordine sapientissimo stabilito da Dio. E questo disordine ne trae seco un altro: quando si opera per il piacere, si è esposti ad amarlo con eccesso, perchè non si è più guidati dal fine che impone dei limiti a questa smodata sete del piacere che tutti ci punge.

[...]

Il rimedio a un sì gran male è la mortificazione dei sensuali diletti; perchè, dice S. Paolo: "Quelli che sono di Cristo, crocifiggono la carne con i suoi vizi e le sue cupidigie: Qui sunt Christi, carnem suam crucifixerunt cum vitiis et concupiscentiis". Ora crocifiggere la carne, come dice l'Olier, significa legare, infrenare, soffocare internamente tutti gli impuri e sregolati desideri che sentiamo nella nostra carne; significa pure mortificare i sensi esterni che ci mettono in comunicazione con gli oggetti del di fuori ed eccitano in noi pericolosi desideri. Il motivo fondamentale che ci obbliga a praticare questa mortificazione sono le promesse battesimali.

[...]

Così grave è quest'obbligo di mortificare i sensuali diletti che ne dipende la nostra salvezza e la nostra vita spirituale: "Perchè, se vivete secondo la carne, spiritualmente morrete; se poi con lo spirito darete morte alle azioni della carne, vivrete: Si autem secundum carnem vixeritis, moriemini; si autem spiritu facta carnis mortificaveritis, vivetis".



(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

giovedì 31 gennaio 2019

L'aumento della vita spirituale per mezzo del merito

Di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).

Noi progrediamo per mezzo della lotta contro i nostri nemici ma più ancora con gli atti meritorii che facciamo ogni giorno. Ogni opera buona, fatta liberamente da un'anima in stato di grazia per un fine soprannaturale, possiede un triplice valore, meritorio, sodisfattorio e impetratorio, che contribuisce al nostro progresso spirituale.

a) Un valore meritorio, col quale aumentiamo il nostro capitale di grazia abituale e i nostri diritti alla gloria celeste: ne riparleremo subito.

b) Un valore sodisfattorio, che inchiude a sua volta un triplice elemento: 1) la propiziazione, che per ragion del cuore contrito ed umiliato ci rende propizio Dio e l'inclina a perdonarci le colpe; 2) l'espiazione che, con l'infusione della grazia, cancella la colpa; 3) la sodisfazione che, per il carattere penoso annesso alle nostre buone opere, annulla in tutto o in parte la pena dovuta al peccato. Questi felici risultati non sono prodotti soltanto dalle opere propriamente dette ma anche dall'accettazione volontaria dei mali e dei patimenti di questa vita, come insegna il Concilio di Trento; il quale aggiunge che vi è in questo un gran segno del divino amore. Che cosa infatti di più consolante che poterci giovare di tutte le avversità per purificarci l'anima e unirla più perfettamente a Dio?

c) Finalmente queste opere hanno pure un valore impetratorio, in quanto contengono una domanda di nuove grazie rivolta all'infinita misericordia di Dio. Come ben fa notare S. Tommaso, si prega non solo quando in modo esplicito si presenta una supplica a Dio, ma anche quando con uno slancio del cuore o con le opere si tende a Lui, così che prega sempre colui che l'intiera sua vita tiene sempre ordinata a Dio: "tamdiu homo orat quamdiu agit corde, ore vel opere ut in Deum tendat, et sic semper orat qui totam suam vitam in Deum ordinat". Infatti, questo slancio verso Dio non è forse una preghiera, un'elevazione dell'anima verso Dio e un mezzo efficacissimo per ottenere da Lui quanto desideriamo per noi e per gli altri?

Per lo scopo che ci proponiamo, ci basterà esporre la dottrina sul merito dicendone:

1° la natura;
2° le condizioni che ne aumentano il valore.
I. La natura del merito.

Due punti sono da spiegare:

1° che cos'è il merito;
2° in che modo le nostre azioni sono meritorie.


1° CHE COS'È IL MERITO.

A) Il merito in generale è il diritto a una ricompensa. Il merito soprannaturale, di cui qui trattiamo, sarà dunque il diritto a una ricompensa soprannaturale, vale a dire a una partecipazione alla vita di Dio, alla grazia e alla gloria. Non essendo Dio tenuto a farci partecipare alla sua vita, occorrerà una promessa da parte sua per conferirci un vero diritto a questa ricompensa soprannaturale. Si può quindi definire il merito soprannaturale: un diritto a una ricompensa soprannaturale, che risulta da un'opera soprannaturale buona, fatta liberamente per Dio, e da una promessa divina che garantisce questa ricompensa.

B) Il merito è di due specie: a) il merito propriamente detto (che si chiama de condigno), al quale la retribuzione è dovuta per giustizia, perchè vi è una specie d'uguaglianza o di proporzione reale tra l'opera e la retribuzione; b) il merito di convenienza (de congruo), che non si fonda sulla stretta giustizia ma su un'alta convenienza, essendo l'opera solo in piccola misura proporzionata alla ricompensa. Per dare un'idea approssimativa di questa differenza, si può dire che il soldato che si diporta valorosamente sul campo di battaglia, ha uno stretto diritto al soldo di guerra, ma solo un diritto di convenienza ad essere citato nel bollettino di guerra o ad essere decorato.

C) Il Concilio di Trento insegna che le opere dell'uomo giustificato meritano veramente un aumento di grazia, la vita eterna, e, se muore in questo stato, il conseguimento della gloria.

D) Richiamiamo brevemente le condizioni generali del merito. a) L'opera, per essere meritoria, dev'essere libera; infatti se si opera per forza o per necessità, non si è moralmente responsabili dei propri atti. b) Deve essere soprannaturalmente buona, per aver proporzione colla ricompensa; c) e, quando si tratta di merito propriamente detto, dev'essere fatto in stato di grazia, perchè è la grazia che fa abitare e vivere Cristo nell'anima nostra e ci rende partecipi dei suoi meriti; d) fatta nel corso della vita mortale o viatoria, avendo Dio sapientemente determinato che, dopo un periodo di prova in cui possiamo meritare o demeritare, arrivassimo al termine, dove si resta fissati per sempre nello stato in cui si muore. A queste condizioni da parte dell'uomo si aggiunge, da parte di Dio, la promessa che ci dà un vero diritto alla vita eterna; secondo S. Giacomo infatti "il giusto riceve la corona di vita che Dio ha promesso a coloro che l'amano: Accipiet coronam vitæ quam repromisit Deus diligentibus se".

2° COME GLI ATTI MERITORI AUMENTANO LA GRAZIA E LA GLORIA.

Pare difficile a prima vista capire come atti semplicissimi, comunissimi, ed essenzialmente transitori, possano meritare la vita eterna. La difficoltà sarebbe insolubile se questi atti provenissero solo da noi; ma in verità si è in due a farli, sono il risultato della cooperazione di Dio e della volontà umana, il che spiega la loro efficacia: Dio, coronando i nostri meriti, corona pure i suoi doni, avendo in questi meriti una parte preponderante. Spieghiamo dunque la parte di Dio e quella dell'uomo e così intenderemo meglio l'efficacia degli atti meritori.

A) Dio è la causa principale e primaria dei nostri meriti: "Non sono io che opero, dice S. Paolo, ma la grazia di Dio con me: Non ego, sed gratia Dei mecum. È Dio infatti che crea le nostre facoltà, che le eleva allo stato soprannaturale perfezionandole con le virtù e coi doni dello Spirito Santo; è Dio che con la grazia attuale, preveniente e adiuvante, ci sollecita a fare il bene e ci aiuta a farlo: egli è dunque la causa primaria che mette in moto la nostra volontà e le dà forze nuove per abilitarla a operare soprannaturalmente.

B) Ma la nostra libera volontà, rispondendo alle sollecitazioni di Dio, agisce sotto l'influsso della grazia e delle virtù, e diviene quindi causa secondaria ma reale ed efficiente dei nostri atti meritorii, perchè siamo i collaboratori di Dio. Senza questo libero consenso non c'è merito; in cielo non meritiamo più, perchè là non possiamo non amare Dio che chiaramente vediamo essere bontà infinita e fonte della nostra beatitudine. D'altra parte anche la nostra cooperazione è soprannaturale: per mezzo della grazia abituale noi siamo divinizzati nella nostra sostanza, per mezzo delle virtù infuse e dei doni lo siamo nelle nostre facoltà, e per mezzo della grazia attuale anche nei nostri atti. Vi è quindi vera proporzione tra le nostre azioni, divenute deiforme, e la grazia che è essa pure una vita deiforme o la gloria che non è se non lo sviluppo di questa stessa vita. È vero che questi atti sono transitorii e la gloria è eterna; ma poichè nella vita naturale atti che passano producono abiti e stati psicologici che restano, è giusto che nell'ordine soprannaturale avvenga lo stesso, che i nostri atti di virtù, producendo nell'anima una disposizione abituale ad amar Dio, siano ricompensati con una durevole ricompensa; ed essendo l'anima nostra immortale, conviene che la ricompensa non abbia fine.

C) Si potrebbe certamente obiettare che, non ostante questa proporzione, Dio non è tenuto a darci una ricompensa così nobile e duratura come la grazia e la gloria. Il che concediamo senza difficoltà e riconosciamo che Dio, nella sua infinita bontà, ci dà più di quanto meritiamo; non sarebbe quindi tenuto a farci godere dell'eterna visione beatifica se non ce l'avesse promesso. Ma ei l'ha promesso per il fatto stesso d'averci destinato a un fine soprannaturale; la qual promessa ci è più volte ricordata nella S. Scrittura, dove la vita eterna ci è presentata come ricompensa promessa ai giusti e come corona di giustizia: "coronam quam repromisit Deus diligentibus se... corona justitiæ quam reddet mihi justus judex". Quindi il Concilio di Trento dichiara che la vita eterna è nello stesso tempo una grazia misericordiosamente promessa da Gesù Cristo e una ricompensa che, in virtù della promessa di Dio, è fedelmente concessa alle buone opere ed ai meriti.

Per ragione appunto di questa promessa si può conchiudere che il merito propriamente detto è qualche cosa di personale: per noi e non per gli altri meritiamo la grazia e la vita eterna, perchè la divina promessa non va oltre. -- La cosa va ben diversamente per Gesù Cristo, il quale, essendo stato costituito capo morale dell'umanità, in virtù di quest'ufficio meritò per ognuno dei suoi membri, e meritò in senso stretto.

Possiamo certamente meritare anche per gli altri, ma solo con merito ci convenienza; il che è già cosa molto consolante, perchè cotesto merito viene ad aggiungersi a ciò che meritiamo per noi stessi e ci fa così capaci, lavorando alla nostra santificazione, di cooperare pure a quella dei nostri fratelli.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928] 

mercoledì 19 dicembre 2018

Esame di coscienza per confessarsi bene (per anime che amano la vita devote)


Ogni tanto una mia amica mi scrive per chiedermi dei consigli spirituali.  


Caro D. [...] ti scrivo perché penso che tu possa veramente aiutarmi. Ti chiedo però di rispondermi con calma, quando potrai, non vorrei mai metterti fretta. È mio desiderio confessarmi una volta alla settimana come regola, ma dev'essere una confessione ben fatta. Perciò ho cercato qua e là, ma non ho trovato uno schema serio per l'esame di coscienza. Ora mi chiedo se tu forse puoi darmi qualche indicazione. Ti ringrazio come sempre di cuore. [...] Ciao!


Cara sorella in Cristo, 
ti ringrazio di cuore per la richiesta che mi hai fatto. Ormai lo sai bene che per me è una grande gioia fare qualcosa che va a vantaggio della tua anima, nella speranza di dare gusto a Gesù buono che ti ha tanto amato sin dall’eternità ed è giunto ad immolarsi sulla croce del Golgota per espiare anche i tuoi peccati. Sono davvero contento che desideri confessarti spesso, come raccomandato da Papa Pio XII, da Sant’Alfonso Maria de Liguori e da tanti altri autorevoli e dotti autori. In genere, quando una persona si confessa bene, sente un grande fervore di praticare le virtù cristiane, prega il Signore con maggiore carità, sente maggiore carità anche verso il prossimo, resiste più facilmente alle tentazioni, ed ottiene altri benefici spirituali. Purtroppo, i preti modernisti sconsigliano di confessarsi spesso, quindi ti conviene recarti da qualche confessore timorato di Dio e amante della vita devota.

Per rispondere alla tua richiesta di aiuto, ho preparato appositamente per te uno schema per fare un esame di coscienza adatto alle anime che sono attratte dalla vita devota. Onde evitare di essere troppo prolisso, ho evitato di riportare quei peccati che in genere le persone che praticano un’intensa vita interiore difficilmente commettono, ad esempio l’apostasia, il non andare a Messa nei giorni di precetto, l’omicidio, le rapine, l’incesto, la calunnia, e altri gravi peccati. Ho dato particolarmente risalto a quei peccati veniali (leggeri) che spesso vengono trascurati dai penitenti. Chi ama Dio e vuole praticare una vita davvero virtuosa cerca di evitare non solo le colpe gravi ma anche quelle veniali. Per esserti di maggiore aiuto, di fianco a ogni peccato ho segnalato se si tratta di materia grave o veniale, basandomi sugli scritti di autori di buona dottrina come Sant’Alfonso, Don Luigi Piscetta, Padre Eriberto Jone, Padre A. Chanson, e altri. Si tratta di un qualcosa che manca negli schemi che in genere si trovano in giro. Ovviamente non ho potuto elencare tutti i peccati possibili e immaginabili, oppure riportare tutta l’intera casistica per ogni tipo di peccato, altrimenti avrei dovuto scrivere un’enciclopedia, ma mi sono limitato a parlare di alcuni dei peccati tra quelli più comuni. Spero tanto che il lavoro che ho realizzato possa esserti di aiuto nel cammino di perfezione cristiana.


Schema per l’esame di coscienza per anime devote.

- Ho tralasciato di raccogliermi interiormente e di mettermi alla presenza di Dio prima di incominciare a pregare? (Veniale)

- Mi sono distratta volontariamente mentre recitavo le preghiere oppure mentre assistevo al Santo Sacrificio della Messa? (Veniale)

- Ho ricevuto la Comunione con poco fervore e profitto per l’anima a causa della negligenza con cui mi sono preparata a ricevere Gesù sacramentato? (Veniale)

- Ho accettato deliberatamente pensieri di superbia? (La “superbia perfetta”, cioè quando una persona giunge a considerarsi al di sopra di Dio, è peccato mortale, invece la “superbia imperfetta”, cioè quando una persona si limita solamente a nutrire uno sregolato desiderio di onore e ad amare in maniera esagerata la propria eccellenza, è peccato veniale, a meno che non giunge a far commettere qualche grave colpa nei confronti del prossimo)

- Quando mi sono capitate cose spiacevoli mi sono arrabbiata con Dio, ingiuriandolo o accusandolo di fare cose sbagliate? (Peccato grave)

- Faccio discorsi inutili, cioè che non giovano né a me né al prossimo? (Veniale)

- A volte faccio delle “opere buone”, non con l’intento di dare gusto a Dio, ma per vanagloria, cioè per fare bella figura ed essere stimata dalla gente? (Veniale)

- Mi impegno seriamente ad educare cristianamente la prole? (Si tratta di un obbligo gravissimo, pertanto i genitori che sono gravemente negligenti nell’educare i figli, facendoli crescere quasi come se Dio non ci fosse, peccano mortalmente)

- Nutro antipatia o addirittura odio nei confronti delle persone scortesi o di quelle che mi hanno fatto dei torti? (“Sentire” antipatia verso una persona non è peccato se non vi diamo il consenso della volontà, se invece vi diamo il consenso e si tratta di piccole antipatie, pecchiamo venialmente, mentre se proviamo odio grave, in questo caso pecchiamo mortalmente, ad esempio accettando deliberatamente il pensiero di desiderio che il prossimo venga colpito da qualche grave ed ingiusto male)

- Ogni tanto aiuto materialmente le opere pie (ad esempio le opere davvero cattoliche che svolgono apostolato) e le persone che si trovano in stato di bisogno? (Chi dona alle opere pie o ai bisognosi che si trovano in stato di necessità comune almeno il 2% di ciò che avanza alle spese necessarie per il mantenimento del proprio stato di vita e quello dei propri cari, non pecca; se dona meno del 2% pecca venialmente; se non vuole donare nulla a nessuno pecca gravemente, almeno secondo i teologi della sentenza più rigida. Non si è tenuti ad aiutare tutti coloro che si trovano in stato di necessità comune, è sufficiente aiutarne alcuni a nostra scelta. Per quanto riguarda i poveri che si trovano in stato di necessità estrema, cioè che rischiano di morire, grazie a Dio in Italia è rarissimo trovare qualcuno che si trovi in condizioni così disperate, quindi non sto ad elencarti tutta la casistica, anche perché su questo tema i teologi non sempre sono concordi)

- Ho esagerato nel bere o nel mangiare? (Per capire quando si pecca in questa materia ti faccio un esempio: bere un po’ di vino è una cosa buona, berne sino al punto da rimanere brilli è peccato veniale, berne sino al punto da ubriacarsi è peccato mortale; lo stesso discorso vale quando si mangia in maniera eccessiva, peccando in modo grave o veniale in base alla gravità delle conseguenze, se ci cibiamo sino al punto da star male o di nuocere alla salute)

- Ho detto delle bugie? (Le menzogne che fanno un grave danno al prossimo sono colpe gravi, le altre sono colpe veniali)

- Sopporto con pazienza le avversità oppure mi lascio prendere dall’impazienza? (Ordinariamente è un peccato veniale, tuttavia può diventare mortale se giunge a far trasgredire un grave precetto)

- Nella vita cristiana mi lascio dominare dall’accidia? (L’accidia è la pigrizia nel compiere opere virtuose, spesso fa commettere delle colpe solamente veniali, ad esempio quando induce una persona a saltare, per pigrizia spirituale, delle pratiche devozionali facoltative alle quali è abituato; ma se l’accidia giunge a non far compiere atti che obbligano gravemente in coscienza, ad esempio assistere alla Messa domenicale, trascina al peccato mortale)

- Quando vedo qualcuno comportarsi male mi lascio prendere dall’ira? (Quando una persona si adira in modo ragionevole per un torto subìto e auspica una giusta punizione del colpevole, non commette peccato; invece quando l’ira giunge a far accettare un disordinato trasporto dell’animo, in questo caso si commette un peccato veniale, tuttavia diventa colpa grave se la persona adirata giunge a tale eccesso da far pensare che abbia perso l’uso della ragione, oppure quando giunge a far desiderare disordinatamente qualcosa che è gravemente contraria alla carità e alla giustizia, ad esempio desiderare una punizione gravemente esagerata per il colpevole o addirittura per un innocente)

- Anche se da tanti anni non vivo più coi miei genitori, continuo ad interessarmi di loro e ad aiutarli quando hanno bisogno del mio sostegno? (Abbandonare a se stessi i genitori che si trovano in grave stato di necessità, pur avendo la possibilità di aiutarli, è una grave mancanza di pietà filiale da parte dei figli)

- Mi sono attaccata eccessivamente ai beni materiali? (In se stessa è una colpa veniale, tuttavia può essere causa di peccati mortali, ad esempio quando giunge al punto di far commettere furti in materia grave, omettere di aiutare il prossimo che sta letteralmente morendo di fame, considerare i soldi più importanti di Dio, eccetera).

- Ho creduto alle superstizioni? (Si tratta di materia grave, tuttavia alcuni autorevoli teologi ammettono la possibilità che il penitente possa peccare solo venialmente per ignoranza, semplicità, errore, o se considera la cosa più per scherzo che seriamente)

- Ho giudicato temerariamente il prossimo oppure ho avuto dei sospetti temerari nei suoi confronti? (Se c’è bastante fondamento per giudicare che il prossimo ha commesso un grave male, non si commette nessun peccato, mentre il giudizio diventa “temerario”, e peccato grave, quando senza sufficienti motivi giudichiamo che il prossimo abbia certamente commesso un grave male; da ciò, secondo Sant’Alfonso, si deduce che tali giudizi di solito non sono peccaminosi poiché spesso ci sono sufficienti motivi che fanno ritenere che il prossimo abbia commesso davvero quella colpa, oppure perché non sono giudizi, ma solo dei sospetti, i quali non giungono a peccato mortale se non quando si dubita, senza avere nessun indizio, che persone di buona fama siano colpevoli di colpe gravissime, mentre se c’è anche un minimo indizio non si commette nemmeno peccato veniale nel sospettare del prossimo)



Vari consigli per confessarsi bene.

I peccati mortali sono talmente gravi che ne basta solo uno per meritare l'inferno, se si muore senza essersi pentiti. Se una persona ha commesso solo peccati veniali e non si è pentita, non va all'inferno, ma in purgatorio, tuttavia è bene cercare di evitare anche queste colpe che pur non essendo gravi, indeboliscono l'anima e la predispongono al peccato mortale. 

È obbligatorio confessare solo i peccati certamente mortali, cioè le colpe gravi commesse con piena avvertenza dell’intelletto e deliberato e pieno consenso della volontà. Se una persona ha commesso una colpa grave, ma non è certa di aver avuto piena avvertenza e pieno consenso, non è obbligata a confessare quella colpa, anche se, per maggiore tranquillità di coscienza del penitente, è consigliabile confessarla, dicendo, ad esempio, che non si è certi di aver dato il pieno consenso della volontà a quel pensiero di odio grave (alle anime scrupolose è vivamente sconsigliato di confessare i peccati dubbi). Inoltre tutte le cose che avvengono durante il sonno o il dormiveglia non sono peccati mortali. È facoltativo confessare i peccati veniali (cioè colpe con materia leggera, oppure con materia grave ma commesse senza piena avvertenza o senza pieno consenso della volontà), tuttavia è bene confessarsi anche se si hanno solo colpe veniali, perché l'assoluzione purifica la coscienza, aiuta a resistere con maggior vigore alle tentazioni e accresce la grazia santificante.

È molto facile fare una buona Confessione; è sufficiente fare un esame di coscienza (bastano pochi minuti per chi si confessa spesso), pentirsi dei peccati commessi, avere il proposito di non peccare più, confessarli con sincerità al sacerdote, e infine eseguire la penitenza (se il confessore tralascia o si dimentica di dare la penitenza, la confessione è valida lo stesso, però, come insegna Sant'Alfonso, il prete si macchia di colpa, veniale o mortale in base alla gravità delle colpe confessate dal penitente, se ha deliberatamente omesso di assegnargli una penitenza).

Affinché la Confessione sia fruttuosa è necessario essere sinceramente pentiti dei peccati commessi, ma ciò è un dono di Dio, pertanto è importante pregare lo Spirito Santo e la Beata Vergine Maria per ottenere la grazia del pentimento per le colpe compiute. Per suscitare il dispiacere dei peccati commessi è molto utile riflettere al fatto che con le proprie colpe è stato offeso Dio che è infinitamente buono, ci ha tanto amato sin dall’eternità, ed è degno di essere amato sopra ogni cosa, inoltre i propri peccati hanno causato l'atroce Passione e Morte di Gesù Cristo. Chi si pente per questi motivi, significa che ha un dolore perfetto (contrizione del cuore). Invece il dolore è imperfetto (detto anche “attrizione”) quando è causato principalmente (non esclusivamente) dalla paura dell'inferno, o dal dispiacere di aver perso il paradiso, o dalla riflessione sulla bruttezza del peccato commesso. Affinché una Confessione sia valida è sufficiente avere un dolore imperfetto. In caso di imminente pericolo di morte, mancando un sacerdote, è possibile ricevere il perdono di tutti i peccati suscitando qualche pensiero di dolore perfetto. A tal fine è ottima cosa imparare a memoria e recitare spesso l'Atto di dolore. 

È necessario essere sinceramente pentiti di tutti i peccati mortali compiuti, altrimenti l’assoluzione è nulla (e anche sacrilega, se il penitente è consapevole di non essere pentito). Se ti confessi solo di peccati veniali, affinché l’assoluzione sia valida è necessario essere sinceramente pentita almeno di uno di loro, tuttavia conviene suscitare il dolore di tutte le colpe veniali, poiché in questo modo si ottengono maggiori benefici spirituali. È lecito confessare dei peccati, mortali o veniali, già confessati in passato. 

Per scriverti questa lettera ho impiegato diverse ore (per poter fornirti informazioni precise sono andato a rivedere vari manuali di Teologia Morale), ma l’ho fatto molto volentieri, poiché voglio che la tua anima avanzi sempre di più nel cammino di perfezione cristiana e, soprattutto, spero in questo modo di aver dato gusto a Dio. Se in futuro avrai altri consigli da chiedermi, non esitare a scrivermi ancora, sarò molto felice di fare qualcosa per il tuo bene spirituale.

Rinnovandoti la mia amicizia e la mia stima, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter