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lunedì 19 novembre 2018

Suore di clausura Trieste

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Le donne che sentono nel proprio cuore di avere la vocazione alla vita matrimoniale, ma non riescono a trovare un fidanzato cristiano, possono leggere il seguente annuncio di un ragazzo che sta cercando una donna che sia fedele agli insegnamenti della Chiesa Cattolica. Cliccare qui per leggere l'annuncio.


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Alle ragazze che cercano un buon monastero di clausura a Trieste, o in altre regioni limitrofe, nel quale fare un'esperienza vocazionale per riflettere sullo stato di vita da eleggere, consiglio di sceglierne uno nel quale il carisma dell'istituto religioso preferito viene vissuto con maggiore perfezione e carità. La vita religiosa è meravigliosa, poiché consente di vivere più uniti a Gesù buono e di seguire più facilmente la via della perfezione cristiana.


Dagli scritti di Padre Alfonso Rodriguez (1526 - 1616).

Del premio che il Signore dà ai poveri in spirito

   Quel giovane del Vangelo che desiderava la perfezione e non si accontentava dell'osservanza dei comandamenti, quando sentì dal Signore che, se voleva esser perfetto, doveva lasciare tutto quel che aveva e darlo ai poveri, «si fece triste, perché era molto ricco» (Luc 19, 22) e soprattutto era affezionato alle ricchezze e non ebbe il coraggio di lasciarle; gli mancarono i capitali per edificare la torre della perfezione evangelica. Perché non avvenga anche a noi lo stesso, ma abbiamo l'animo necessario per rinunziare alle cose del mondo e romperla con tutte le cose, e possiamo rallegrarci di aver agito così, Cristo nostro Redentore ci mette sotto gli occhi il premio che otterremo: «Beati i poveri in spirito», egli dice, «perché di essi è il regno dei cieli!» Non sono bene spese tutte le cose della terra in cambio del regno dei cieli? possibile che un savio mercante non si spogli di tutte le sue cose per ottenere questo tesoro?
   S. Bernardo (Sermo 4 de Advent. n. 5) fa notare che non dice al futuro, come altre volte, di essi sarà, ma al presente, di essi è il regnò dei cieli. È già tuo, sebbene non te l'abbiano ancora consegnato, perché lo hai comperato con le cose del mondo che hai lasciate. Avviene come se tu pagassi cento ducati per un vaso d'oro o per una pietra preziosa, che l'altro tiene ancora in casa sua; quella ricchezza è tua, ancorché non ti sia stata consegnata, perché l'hai comperata col tuo denaro; così il regno dei cieli appartiene già al povero di spirito, perché lo ha comperato dando tutto ciò che aveva. «Il regno dei cieli è simile ad un mercante che va in cerca di pietre preziose. Trovatane una di gran pregio, va, vende quanto ha e la compra» (Matth 13, 45); come costui fa sua la pietra preziosa, dando per essa, il suo denaro, così tu hai fatto tuo il regno dei cieli, dando per esso tutte le tue cose.
   Non si fermano qui le promesse di Cristo; molto più egli promette ai poveri in spirito. Può esserci più del regno dei cieli? Si, perché vi sono privilegi nel cielo, come ci sono qui in terra per i soldati valorosi; e ai poveri in spirito è promessa una preminenza assai grande. Quando quel giovane se ne fu andato, perché non aveva voluto lasciare quanto possedeva, Cristo nostro Redentore commentò che è molto difficile per i ricchi entrare nel regno dei cieli, e l'apostolo S. Pietro, a nome degli altri, chiese: «Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito: che cosa dunque avremo noi? E Gesù rispose loro: In verità vi dico: voi che avete seguito me nella rigenerazione, quando il Figlio dell'uomo sederà sul trono della sua gloria, sederete anche voi sopra dodici troni per giudicare le dodici tribù d'Israele» (Matth 19, 27-28). I santi spiegano che tale dignità e preminenza si estende a tutti coloro che imiteranno gli apostoli nello stato di povertà confermato dai voti, come i religiosi, purché muoiano in grazia di Dio; che il giorno del giudizio non staranno dinanzi al tribunale di Dio tanto per essere giudicati, quanto per essere con Cristo giudici assessori, e approvare e confermare, in tale qualità, la sentenza del nostro Salvatore. Ciò dicono espressamente S. Agostino, S. Beda, S. Gregorio (AUG., epist. 89 ad Hilarium, n. 37; BEDA, hom. in natali S. Benedicti; GREG., Mor., 1. 10, c. 31), ed è sentenza comune dei dottori i quali confermano il loro pensiero col passo di Isaia: «Il Signore entra in giudizio con gli anziani e coi principi del suo popolo» (Isa. 3, 14); e quello di Salomone nei Proverbi, quando parla dello Sposo della Chiesa: «Insigne è il suo Sposo nei giudizi e nei consigli, quando siede coi senatori della terra» (Prov 31, 23).  Costoro, essi: dicono, sono i principi che verranno a giudicare insieme il Cristo, gli anziani e i senatori che siederanno insieme allo Sposo della Chiesa che è Cristo, nel giorno dell'ultimo giudizio. E sebbene non manchi chi voglia attribuire tale dignità a tutti i santi canonizzati; pure è opinione comune, seguita da S. Tommaso (Summ. Theol., Supplem. q. 89, a. 2), che l'avranno soltanto quelli che professarono lo stato di povertà, pur non essendo canonizzati. E portano, teologi e santi, molte valide ragioni perché tale privilegio sia concesso piuttosto a chi ha fatto professione di povertà volontaria che agli altri beati. S. Gregorio esclama col Profeta: Sii lodato e benedetto, o Signore, che così onori i tuoi amici, specialmente quelli che si sono fatti spontaneamente poveri per amor tuo, poiché non ti accontenti di dar loro il regno dei cieli, ma li rendi principi così eccelsi, che giungono ad essere giudici universali insieme a te! (Ps. 138, 17).


[Brano tratto da "Esercizio di perfezione e di virtù cristiane" di Padre Alfonso Rodriguez, SEI, Torino, 1931].